La grande bellezza di Paolo Sorrentino

La grande bellezza di Paolo Sorrentino

La grande bellezza citata nel titolo, mi rendo conto che possa essere fuorviante. Non voglio infatti parlare dell’altrettanto capolavoro cinematografico di Paolo Sorrentino – La Grande Bellezza appunto – ma del nuovissimo film, uscito nelle sale a fine novembre 2021 e successivamente reso disponibile in streaming, dal titolo “È stata la mano di Dio“.

Un film che ti fa amare Napoli, con tutte le sue contraddizioni e i suoi meravigliosi paesaggi, che racconta l’umanità, il sogno, il dolore della perdita – o meglio dell’abbandono – la necessità di dover crescere in fretta, attraverso un racconto che nasce dalla biografia del suo autore e che rivive nei panni del suo alter ego Fabio Schisa, interpretato da un intenso Filippo Scotti che – per questa interpretazione – al Festival di Venezia 2021, si è aggiudicato il Premio Marcello Mastroianni come migliore attore emergente.

Maestri, padri, madri, donne, colori, sfumature e citazioni colte

Il film – che di sicuro non racconterò nei suoi dettagli, per evitare come sempre l’odioso spoiler – è ricco di sfumature, personaggi e citazioni. Oltre a una capillare e ben studiata scenografia, che ricostruisce fedelmente gli ambienti e mette in evidenza molti piccoli dettagli, si ha davvero l’impressione di trovarsi proiettati indietro nel tempo, in quegli anni’80 che per molti, me compresa – e ovviamente per Sorrentino – hanno fatto da sfondo al periodo della nostra adolescenza.

La leggerezza, l’ingenuità, le scoperte, le bravate e soprattutto i sogni – piccoli e grandi – sono alcuni tra gli ingredienti di questa retrospettiva ricca di empatia e genuinità, permeata di bellezza e di protagonisti che “parlano come mangiano”, cioè si avvalgono delle inflessioni dialettali, che del resto senza non avrebbero forse il medesimo effetto. Napoli è mille colori, come la descriveva in musica Pino Daniele e la lingua è una delle tinte più forti per dipingere questo ritratto che parte e termina nel blu, del mare. Oltre alle radici familiari, ci sono anche le figure che hanno ispirato il regista. Dai grandi maestri del cinema come Federico Fellini e Sergio Leone, al compianto Diego Maradona. Ci sono riferimenti letterari come Dante e un ruolo centrale lo hanno anche e soprattutto le donne in qualità di madri, sorelle, zie o iniziatrici che hanno contribuito a rendere uomini – sessualmente parlando – molti adolescenti.

L’arte che salva e crea la speranza per il futuro

C’è un po’ di teatro – tra commedia e tragedia – c’è la celebrazione dell’arte del cinema, naturalmente come elemento salvifico e c’è un unico – e per fortuna – gradevole assente in questa narrazione, anzi due: i social e gli smartphone. Che all’epoca non avevano ancora fatto il loro ingresso e contaminato le nostre vite. Una mancanza che ci permetteva – a mio parere – di vivere con maggiore autenticità, tutto ciò che la vita ci riservava, dalle gioie ai dispiaceri. Amicizia, unioni, legami familiari sono temi presenti in questo film e ci portano anche a scoprire o riscoprire alcune tra le credenze popolari e usanze folkloristiche.

Un tempo, anche la superstizione costituiva in un certo senso una eredità da trasmettere alle generazioni successive, anche se credere nel “monachello” (o’munaciello) oggi forse è un po’ considerata cosa da pazzi. Certo, di sicuro San Gennaro non viaggia in Rolls Royce. Ma i pazzi, quelli veri e soprattutto più pericolosi, per noi stessi innanzitutto, siamo tutti noi se e quando smettiamo di inseguire i sogni. L’arte del cinema ci salva, perché  “La realtà è scadente” (rispose Fellini nel corso di una intervista in cui spiegava a un giornalista il ruolo chiave del cinema che “serve per distrarsi” dalla realtà, appunto.) E per concludere con le parole ricche di consapevolezza pronunciate da Antonio Capuano – altro regista, presente nella narrazione filmica e con cui nel 1998 Paolo Sorrentino ha scritto Polvere di Napoli –  nella vita dobbiamo evitare ciò che ci fa “disunire”.

Credit foto di Paolo Sorrentino in copertina:Pietro Luca Cassarino, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

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