Cucina online, fuori linea

Cucina online, fuori linea

Un racconto di vita realmente vissuta, dalle pagine del mio passato. Una giornata di lavoro trascorsa nella redazione di un noto giornale di cucina…

Milano, giugno 2008. La frase più ricorrente che mi sento ripetere da amici e conoscenti è: “Che bello lavorare in una redazione che ha a che fare con la cucina, chissà quante cose buone assaggerai!” E, di fatto, chissà quante cose buone assaggerei, se solo non dovessi stare attenta a ciò che noi donne – soprattutto – temiamo di più: ingrassare.

Sfatiamo comunque un mito. Lavorare nel food, a poca distanza dal locale cucina, non significa necessariamente mangiare tutto il giorno eh? La giornata tipo si svolge così: alle 8.30/9 circa parte la mattinata lavorativa. Accendo il computer, mi bevo un caffè – abbastanza discutibile – alla macchinetta aziendale e inizio a carburare per iniziare con il lavoro. Mi siedo davanti allo schermo del mio pc ed ecco che dall’attiguo locale cucina della Scuola, arriva a sollecitare le mie narici il profumo – dipende dai punti di vista data l’ora – di uno sfrigolante soffritto.

Faccio finta di niente e cerco di non dare ascolto a quella serie di sensazioni olfattive che questo innocuo filo di sapore scatena. Proseguo il mio lavoro. Oggi devo preparare i materiali che saranno oggetto del prossimo aggiornamento del sito. In parole povere il lavoro consiste in ricerca, selezione e inserimento dei testi delle ricette nel Cms.

Per chi come me lavora per una prestigiosa rivista come La Cucina Italiana, da anni, è cosa consueta quella di sfogliare la rivista e iniziare a mangiare con gli occhi. Quelle foto così invitanti, sono lì che ti schiacciano l’occhiolino e ti chiamano al peccato, facendo sentire al confronto la bistrattata Eva del primordiale fattaccio, una santa.

Dopo aver dunque cercato di azzerare l’olfatto, occorre anche diventare un po’ miopi e guardare quelle immagini con il dovuto distacco. Quando tutto inizia ad avere una parvenza tranquilla – uccisi olfatto e vista –  pensando tra me e me “Ce la posso fare” ecco comparire sulla soglia dell’ingresso del mio ufficio, uno dei ragazzi della Scuola. Con un incedere trionfale e in sottofondo una musica celestiale, porta in mano un piattino sul quale appaiono ammonticchiate delle invitanti brioches.

Vista e olfatto iniziano una lotta di ribellione e il tentativo di sopirsi dei sensi, viene bruscamente interrotto. Cerco di resistere alla tentazione e gentilmente rifiuto l’offerta che mi si presenta davanti agli occhi. Sarebbe quasi fatta se non fosse per quella scia di profumo che il tentatore si lascia dietro alle spalle, uscendo. Mentre intravedo la sua sagoma che quasi scompare dalla soglia del mio ufficio, modello velocista in stile Usain Bolt, mi appresto a rincorrerlo e lo raggiungo giustificandomi con un “Va be’ dai, assaggiarne una in fondo non mi farà male“.

Ormai ho ceduto.

Mille e mille sensazioni differenti, si scatenano nel mio palato, mentre assaporo quel “cibo degli dei” e insistenti i miei sensi di colpa da “Lunedì è oggi e avevi detto che avresti iniziato la dieta” iniziano a blaterarmi nella mente, comparendomi nel fumetto di un angelo vestito da dietologo a cui prontamente risponde un bellissimo diavolo-chef con corna e forc-hett-one che mi rincuora: “Ma sì, ci penserai domani…“.

Oggi vince lui non c’è ombra di dubbio.
Uno sguardo all’orologio: sono solo le 11. Chissà se e come arriverò a fine giornata… 👩‍🦰

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