How dare you?|Diario di una Visionaria

How dare you

How dare you è la frase che ha ispirato questa nuova pagina del Diario. No, non vi racconto di Greta, ma di una sua coetanea e del rispetto verbale.

How dare you (trad. Come osi/osate). In questi giorni abbiamo sentito pronunciare tra le altre, queste parole dalla giovane attivista Greta. Mi hanno dato lo spunto per raccontarvi un episodio che riguarda una ragazzina che potrebbe essere una sua coetanea, anche se in questo caso, più che del rispetto dell’ambiente in senso ecologico,  ne parlo in termini umani, caratteristica che dovrebbe essere alla base di ogni forma di vivere civile.

Qualche giorno fa rientravo a casa con i mezzi pubblici.  Ora di pranzo, momento in cui gli studenti escono da scuola, il bus era stracolmo. Sono salite due ragazzine, mi hanno colpito subito i loro volti puliti, belli, da cui traspariva la serenità, quella bellezza che quell’età può regalarti.

Chiacchieravano tra loro tranquillamente, con tono pacato e in mano tenevano un libro che sarà pesato all’incirca almeno un chilo senza esagerare. Qualche fermata più avanti salgono altre persone, tra cui una donna che  poteva essere benissimo mia coetanea. Sale, sorpassa le due ragazzine e altri passeggeri con un po’ di fatica, normale vista la situazione. Appena ha preso posto, la sento sbraitare  con tono aspro, verso una delle ragazzine, la più carina (tra l’altro). “Metti giù quello zaino, non vedi che dai fastidio?“.

Il volto della ragazzina diventa rosso paonazzo e resta basita, tanto quanto lo rimango anche io. Mi volto verso l’urlatrice e con tono fermo e cortese, anche se un po’ seccato, le faccio notare che l’autobus è strapieno e non è di sicuro lo zaino – tra l’altro semi vuoto e nemmeno così ingombrante – della ragazza a creare problemi. Concludo invitandola alla pazienza, come ne abbiamo tutti.

L’urlatrice nemmeno un cenno, si ammutolisce e io pure anche perché volevo solo stemperare l’aria, di sicuro non alimentare una rissa verbale. Voltandomi, incrocio lo sguardo della ragazza e noto che sul suo viso è spuntato un timido sorriso come di ringraziamento silenzioso, che ricambio. Nel frattempo mi avvicino alla porta perché da lì a poco devo scendere e noto che un’altra signora, ha iniziato una tranquilla conversazione con loro, incuriosita dai libroni che reggono tra le braccia.
Care ragazze più giovani, no non siamo tutte così inacidite noi donne adulte “di una certa” – per fortuna. 😎

How dare you?

Sarà che non sopporto chi urla a vanvera. Tanto meno accetto acredine gratuita e ingiustificata, soprattutto quando per partito preso è rivolta a chi – come in questo caso – è educato anche se più giovane, come se poi fosse una colpa esserlo. Ricordo che quando ero ragazzina, a volte anch’io mi sentivo apostrofare per cose di poco valore e, vi dirò, capita che mi venga riservato lo stesso trattamento anche oggi che ragazzina non sono più.
Crescendo e facendo esperienze, ho imparato a difendermi e/o a lasciar scivolare certe provocazioni. Quando hai quell’età, però, il peso è differente.

E poi pensavo tra me e me: come osa quella tizia urlare e ordinare – “metti giù quello zaino” – a una persona che non è né sua figlia, né sua sorella? (che anche fosse, ci sarebbe da dirne comunque). Il nostro esempio di adulti, penso che possa e debba essere una fondamentale responsabilità e fonte di esempio in una società come quella odierna, così tanto votata alla violenza verbale. Per cercare di migliorare il mondo  non serve solo sfilare nei cortei,  a volte anche un  semplice gesto quotidiano può fare la differenza.  Ed è utile riflettere sempre su ciò che si dice e su come lo si dice perché “A volte le parole sono inutili. Possono solo fare male“.

E con i versi  tratti da questa canzone dei miei amati Depeche Mode che prendo in prestito, mi congedo.
Alla prossima! 👩‍💻👩

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