ANCHE LE PAROLE SONO NOMADI E VIAGGIANO LIBERE

ANCHE LE PAROLE SONO NOMADI. Un libro a cura della Fondazione Fabrizio De André Onlus. I testi delle canzoni, si intrecciano con le parole.
Vivono, ripercorrono tappe e viaggiano libere sul filo dell’esistenza, con rinnovata forza e bellezza da trasmettere alle nuove generazioni…

«Anche le parole sono nomadi, sono nomadi come sono gli uomini,
sono nomadi nel loro significato…[…] Parole libere di viaggiare, di contaminarsi,
arricchendo i linguaggi»

ANCHE LE PAROLE SONO NOMADI. Un viaggio di scoperta e riscoperta – in sei tappe tematiche: l’infanzia negata, la vita subita, il conflitto, la cecità, la vita negata e il riscatto.

I versi di più di quaranta canzoni – che Fabrizio De André ha composto nel tempo, da solo o in collaborazione con altri artisti – si alternano, si intrecciano con le riflessioni e i discorsi pubblici.
Istantanee di uno straordinario universo musicale e di vita.

Ma se ghe pensu, alôa…” Inizia così questo percorso letterario.
Dori Ghezzi nel testo di apertura, ci rivela la difficoltà di sopravvivere ai ricordi. Donna di straordinaria forza e carisma, che cura e valorizza con la Fondazione Fabrizio De André Onlus  il prezioso lascito artistico e umano, del compagno di vita.
Si affida e ci affida alle sue parole.
Ci suggerisce di non cedere alla malinconia del ricordo, di fare spazio al vivere comune, ad un “sentire” corale e proteso verso il futuro.

«Prendi la tua tristezza in mano e soffiala nel fiume
vesti di foglie il tuo dolore e coprilo di piume…
Perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole».

E…se ci penso… Fabrizio De André l’ho scoperto durante le serate estive, con gli amici in spiaggia.
Avevo 19 anni quando iniziai ad avvicinarmi alla sua musica e divenne, uno dei miei cantautori preferiti.

Con le sue canzoni è stato un faro illuminante, che mi ha permesso anche di scoprire un mondo di umanità, vicino al mio sentire.
Quello degli ultimi – in particolar modo – realtà che per qualche tempo – anni fa – ho vissuto da vicino con il volontariato di strada.

L’11 gennaio prossimo, ricorre l’anniversario dei vent’anni dalla scomparsa di Fabrizio De André e ancora non mi par vero. Ho un grande rammarico, un vuoto che resterà incolmabile. Quello di non aver avuto la possibilità di incontrare dal vivo la sua voce, durante uno dei suoi concerti. Assenza che ho sublimato, attraverso l’ascolto dei dischi, la visione di filmati, interviste, concerti e con la lettura.

ANCHE LE PAROLE SONO NOMADI raccoglie i pensieri di un uomo, che non cercava di conquistare il pubblico ma a cui – con naturalezza – interessava semplicemente, far trascorrere un paio d’ore, tranquille.

«Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato». Una vita orientata verso la ricerca e la salvaguardia della libertàEsigenza nata nel contesto di una famiglia borghese e temprata dall’esperienza del sequestro di persona avvenuto in Gallura nel 1979 che lo vide coinvolto con la moglie Dori Ghezzi e che «…poi tanto male non è andato a finire».

Questo “album dei ricordi” parte dall’Infanzia di Maria, a cui venne negata la libertà di scegliere e a cui fu affidata una maternità importante e più grande di lei. Bambini, costretti a crescere più in fretta di altri, perché privati troppo presto dell’affetto e delle cure amorevoli, spesso anche a causa di scenari di guerra.

Fabrizio De André nelle sue canzoni racconta le donne – Nancy, Teresa, Bocca di Rosa, Jenny, Marinella per citarne qualcuna. Figure simbolo del sacrificio, anzi di tre – afferma – : la maternità, la prostituzione e la verginità. E dal lato opposto, uomini che rappresentano la sopraffazione, il potere che spesso viene esercitato attraverso la violenza con sfumature differenti – privata, pubblica, economica, bellica.

«Uomini senza fallo, semidei…Banchieri, pizzicagnoli/notai coi ventri obesi e le mani sudate/coi cuori a forma di salvadanai…Giudici eletti, uomini di legge…»

Le parole sono nomadi, viaggiano e fanno viaggiare verso luoghi e terre differenti. Crêuza de mä , Sidùn, Zirichiltaggia, Don Raffaè. Contrasti e colori che sanno di spezie, di basilico, di mare e di caffè. Interessante la disamina sull’importanza del dialetto, non solo come identificazione culturale ma anche e soprattutto propedeutico alla conoscenza delle culture etniche. Tutto ciò che non si conosce spaventa e si finisce per non apprezzarlo, come meriterebbe. L’ignoranza crea divisioni, pregiudizi, differenze, guerre, genera ignoranza.

Non regalate terre promesse a chi non le mantiene.”
Un sentimento come l’individualismo, induce alla cecità e al tempo stesso, favorisce il terreno fertile alla ribellione e ai ribelli.
Un popolo emblematico che non ha avuto scelta altra, è sicuramente quello degli Indiani d’America, che furono costretti a lasciare le loro terre e vennero sterminati. Uno dei peggiori episodi di violenza tristemente noto della storia, che troviamo raccontato nella bellissima Fiume Sand Creek.

È anche l’invidia a indurre gli uomini a comportarsi in modo disumano. Esiste sin dai tempi di Caino e Abele e continua a governare il mondo. La differenza – afferma Fabrizio De André – possiamo tuttavia farla, cercando di trasformarla. Facendo del bene, anziché del male.
E a questa finalità – ricorda – dovrebbe servire anche l’arte.

Una ritratto societario che – per certi versi – è ancora molto attuale. Cicli storici che da sempre si ripetono, come ci raccontano anche queste parole che mi hanno fatto riflettere: «Oggi noi ci lamentiamo, vedo che c’è un gran tormento sulla perdita dei valori…Io penso che non è che i giovani di oggi non abbiano valori, hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capire bene perché siamo troppo affezionati ai nostri.».

Non tutto è perduto, un riscatto è sempre possibile. Nelle considerazioni finali, lo scrittore Erri De Luca attribuisce alla musica e alle liriche del cantautore un ruolo salvifico. Una forza che rianima, capace di “resuscitare i morti” e riportare in vita Il Suonatore Jones, Un chimico, Un malato di cuore e tutti i personaggi a cui Fabrizio De André ha dato un’anima e un corpo, con le sue canzoni.

ANCHE LE PAROLE SONO NOMADI è un libro che si presta anche alla lettura pubblica e collettiva.
Quella che attiva il pensiero, con interessanti occasioni di confronto.
La presenza dei testi delle canzoni, permette di soffermarsi e approfondirne non solo la genesi, ma i contenuti.
Si possono cogliere elementi e dettagli, che spesso dal semplice ascolto possono sfuggire.

Una lettura scorrevole e ricca di spunti.
Un libro d
a leggere e da regalare – magari ai più giovani – con la viva speranza che accenda in loro una scintilla di curiosità e passione, alimentando un fuoco di sapere e conoscenza.

Ieri cantavo i vinti, oggi canto i futuri vincitori: i nomadi, le infinite prinçese, chiunque coltivi le proprie diversità con dignità e coraggio, attraversando i disagi dell’emarginazione con l’unico intento di rassomigliare a se stesso, è già di per se un vincente, perché muove la storia, perché è soltanto dai comportamenti non uniformi e non omologati al gregge della maggioranza che l’umanità, tutta l’umanità, riesce a trovare spunti evolutivi.

ANCHE LE PAROLE SONO NOMADI (EDIZIONI CHIARELETTERE) è un libro a cura della Fondazione Fabrizio De André Onlus.
Testo introduttivo di Dori Ghezzi.
Postfazione di Erri De Luca.


Parole ufficiali che  rivivono e si intrecciano con più di quaranta canzoni, vere pietre miliari.
Testi introspettivi e poetici che suonano profetici e viaggiano ancora liberi.
Con una rinnovata forza.
Fonte di ispirazione per i “futuri vincitori” delle nuove generazioni.


Fabrizio De André (Genova 1940 – Milano 1999) è uno dei cantautori italiani più amati. Le sue opere cantano umanità dialogando con più generazioni su temi universali. Nel catalogo Chiarelettere sono disponibili: Fabrizio De André & Pfm, Evaporati in una nuvola rock, a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio; Tourbook, a cura di Elena Valdini e della Fondazione Fabrizio De André Onlus con la partecipazione di Pepi Morgia; Ai bordi dell’infinito, a cura di Elena Valdini e della Fondazione Fabrizio De André Onlus; Il suono e l’inchiostro, a cura del Centro Studi Fabrizio De André.
La Fondazione Fabrizio De André Onlus segue un’eredità importante operando dal 2001 in ambito editoriale, artistico e culturale.


Contatti e crediti
:

Edizioni Chiarelettere
Fondazione Fabrizio De André Onlus

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