NON MI FREGHI PIÙ. INTERVISTA A CINZIA MAMMOLITI

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NON MI FREGHI PIÙ DI CINZIA MAMMOLITI: UN MANUALE OPERATIVO PER IMPARARE A DIFENDERSI in ogni ambito relazionale, smascherando i manipolatori più incalliti…

NON MI FREGHI PIÙ è il sesto libro scritto dalla Dottoressa Cinzia Mammoliti. Un prontuario operativo – in 6 capitoli – che aiuta a riconoscere e a fronteggiare manipolatori relazionali, narcisisti patologici, psicopatici e tutti quei soggetti, che nella vita possiamo incontrare sulla nostra strada, capaci di metterci in difficoltà se non addirittura – in casi estremi – portarci a situazioni di potenziale pericolosità.

Scritto con autorevolezza e con un linguaggio non tecnico o accademico. Di facile comprensione e alla portata di tutti.

Non mi freghi più - Cinzia Mammoliti

Non mi freghi più – Intervista a Cinzia Mammoliti

NON MI FREGHI PIÙ è un pratico manuale d’uso. Una lettura consigliata e indicata per chi si trova per la prima volta, a conoscere o a dover affrontare queste tematiche. Di grande utilità, per approfondirle da parte di chi ha già iniziato questo percorso di conoscenza; un affidabile metodo, per testare e confermare il proprio livello di consapevolezza.


Ho pensato di fare qualche domanda all’autrice per introdurvi meglio alle tematiche affrontate nel libro.

Bentornata Cinzia e grazie per la rinnovata disponibilità per questa intervista per Lo Specchio ArtMusic.
Partiamo proprio dal primo capitolo di NON MI FREGHI PIÙ

Le vittime predilette della cattiveria come le descrivi, sono le persone tendenzialmente buone, empatiche e disponibili. Ma è altresì vero che anche i manipolatori per attrarre le vittime prescelte, spesso indossano la maschera di “brave persone”. Manipolatori si nasce o si diventa?

Manipolatori e manipolatrici si nasce e lo siamo stati tutti, nella vita, in qualche modo. Basti pensare ai neonati e ai bambini che manipolano i genitori in tuttte le maniere possibili e immaginabili per ottenere quello che vogliono e soddisfare i loro bisogni. La manipolazione serve quando siamo privi di mezzi per ottenere quello che ci necessita o che desideriamo.

Da un certo punto in poi, però, quando crescendo abbiamo modo di sviluppare competenze e, mano mano, scegliere che strade intraprendere, ci si dovrebbe distaccare in toto dallo stile manipolativo per cercare modalità relazionali più funzionali. Questo, però, non accade a tutti e taluni restano gravemente invischiati in dinamiche manipolatorie che spesso vengono rinforzate all’interno delle famiglie d’appartenenza. Figli di genitori manipolatori più facilmente d’altri sono candidati a diventare a loro volta manipolatori.

Contesti insalubri, ove la sopravvivenza equilibrata è difficile e i rapporti sono altamente conflittuali o caratterizzati dall’indifferenza, possono favorire il rafforzamento di tratti manipolatori che magari, in altri contesti, col tempo, non sarebbero del tutto emersi o si sarebbero mitigati.

Se la manipolazione, come dici, è una componente che in un certo senso appartiene a tutti noi sin dalla nascita, i primi soggetti che andrebbero educati in tal senso – forse – sono i genitori che non sono infallibili. Pur non avendo esperienza se non indiretta, ho appreso che una delle azioni più efficaci, nei confronti dei bambini capricciosi, laddove non sussista una urgenza come un reale malessere fisico, è quella di lasciarli piangere o disperare, senza farsi prendere dai sensi di colpa…
L’educazione al rispetto impartita sin da piccoli, ha la sua valenza nella prevenzione di dinamiche manipolatorie da adulti?

Purtroppo non esiste un patentino per diventare genitori e sono, invero, innumerevoli i danni che persone poco adatte a crescere figli possono fare su quest’ultimi. D’altro canto credo si tratti del “mestiere” più difficile del mondo e da genitore, praticamente, come la fai la sbagli. Del metodo cui accenni ho sentito parlare e lo trovo alquanto discutibile. Forse perché è stato usato su di me, quand’ero bambina, e, pur se molto datato, non ne ho affatto un bel ricordo; penso anzi che da quell’esperienza mi siano nate ansie e paure che ho impiegato un bel po’ di tempo a sanare.

Non mi sento di dire che sia sbagliato perché suppongo che con determinati bambini possa anche funzionare, solo che le sensibilità e i temperamenti sono diversi e non esistono metodi che possano andar bene universalmente con tutti, non quando siamo nell’ambito delle Scienze Umane. Quanto alla leva emozionale maggiormente usata per manipolare in ambito familiare, soprattutto nel rapporto genitori-figli e viceversa, il senso di colpa è sicuramente in pole position.

Bisognerebbe educare le famiglie a non usarlo mai contro i congiunti perché si tratta di un’arma impropria che fa male a chi la subisce e snobilita chi la usa. Dovrebbe essere una parte fondamentale dell’educazione al rispetto: insegnare a non far sentire gli altri in colpa e a non ricattarli psicologicamente. Ne farei una materia a sé.


Solitamente chi manipola, è sempre consapevole di farlo o esistono anche manipolatori inconsapevoli?

Purtroppo mancano statistiche sull’argomento e non sono in grado di risponderti con esattezza. Diciamo che da quello che ho potuto osservare taluni si rendono a volte conto dei danni che provocano intorno a sé ma non sono capaci di fare autoanalisi mancando totalmente di autoconsapevolezza. Altri, al contrario, tessono trappole macchinose e perseguono i loro piani con premeditazione e scaltrezza.

Proseguendo con la lettura, nelle pagine seguenti, consigli di “provocare l’indignazione o la rabbia del manipolatore”. Per stanare un manipolatore o un tentativo di manipolazione, è corretto dire che in un certo senso si deve anche “giocare un po’ di bluff”? Ovviamente in modo consapevole, intelligente, esclusivamente come difesa e non per arrecare danno. Mettiamo alla prova chi ci sta davanti…in che modo esattamente?

Contro manipolare è fondamentale per gestire i manipolatori e le manipolatrici che incontriamo nella vita di tutti i giorni. Uno dei sistemi più efficaci, quando sospettiamo di avere a che fare con una persona tossica come il manipolatore relazionale, consiste nel provocarne l’indignazione o la rabbia per vedere come reagisce. Si tratta, invero, di persone estremamente permalose e arroganti che di fronte alla critica, anche se giustificata, tenderanno a reagire male e a voler imporre il loro punto di vista. Ricordiamoci che chi manipola ha un enorme bisogno di controllo sulla relazione. Tutte le volte che faremo perdere quel controllo provocheremo una destabilizzazione che ci farà comprendere di aver colpito nel segno.

Un soggetto manipolatore – uomo o donna che sia – essendo scaltro e disposto a tutto pur di raggiungere il suo scopo, può anche decidere di voler studiare da vicino queste tematiche – magari ad esempio attraverso la lettura dei consigli che tu dai – penso prevalentemente ai social perché al riparo da uno schermo – per poi applicarle subdolamente? Ti sono mai capitati anche casi simili?

Si certo. Tempi duri questi per i manipolatori. Un tempo non se ne parlava da nessuna parte. Oggi se ne parla anche fin troppo e, purtroppo, anche chi non ha nessuna competenza né preparazione per farlo si riempie la bocca di nozioni arraffazonate qua e là per cavalcare un argomento percepito, purtroppo, da molti come una moda. Sono neanche dieci anni che ho iniziato a scriverne e parlarne e da lì in poi si è aperto un mondo come fosse stato scoperchiato il Vaso di Pandora.

Questo non ha sicuramente fatto piacere ai manipolatori più incalliti, narcisisti patologici e psicopatici in prima linea, che si sono dovuti mettere a studiare nuove e diversificate strategie per meglio abbindolare le loro prede. Il loro camaleontismo è proverbiale si sa. In aula, durante i miei corsi, se ne trova sempre qualcuno, ma non saprei dirti se mi seguono per imparare nuove tecniche o semplicemente per divertirsi a pensare che non li/le abbia riconosciuti/e. Certamente quello che comprendo io, quando li incontro, non lo svelo mai.

Ho sentito spesso parlare anche di “scimmie volanti” in dinamiche di manipolazione relazionale ossia le/gli aiutanti che danno man forte all’operato dei manipolatori, specialmente nell’opera di screditamento della vittima… Cosa è meglio fare nei casi in cui si è vittime, non solo di un manipolatore ma anche della sua “corte dei miracoli”?

Un pò come avviene col bullismo nelle scuole dove i “gregari” stanno a guardare e attraverso l’omertà si rendono complici dell’abusante. Qui succede un po’ allo stesso modo con la differenza che le cosiddette scimmie volanti (espressione mutuata dal film Il “mago di Oz” nel quale la Strega malvagia le invia per portare a compimento i suoi attacchi) sono persone che gravitano nella vita del manipolatore, spesso narcisista o psicopatico, a vario titolo: amici, familiari, ex partner che contribuiscono a dar vita e alimentare una campagna persecutoria e diffamatoria ai danni della vittima.

Il manipolatore o la manipolatrice le usano e manovrano a piacimento indirizzando spesso le loro azioni contro chi già soffre, concorrendo ad aumentarne esponenzialmente la sofferenza.

Relativamente alle relazioni amorose, citi e parli spesso del fenomeno del love bombing. Spieghiamo a chi non lo conosce come si presenta? Inoltre – e io ne ho scoperta l’esistenza solo recentemente – esiste una dinamica molto più attuale e a cui sono soggetti maggiormente i più giovani che è quella del ghosting di cui parli anche nel libro…di cosa si tratta?

Si tratta delle facce opposte della stessa medaglia. Il primo è lo strumento utilizzato per arpionare la preda e consiste in un corteggiamento serrato finalizzato a far sentire la controparte idealizzata e al centro dell’attenzione. Questo corteggiamento ha luogo attraverso telefonate fiume, centinaia di sms quotidiani, lunghissime mail appassionate, regali e attenzioni di ogni sorta. Attraverso la creazione di una serratissima comunanza mentale, emotiva, sessuale e spirituale, la vittima viene completamente fidelizzata e asservita al punto da diventare, poco alla volta, totalmente dipendente dal proprio manipolatore.

Il ghosting consiste, al contrario, nell’improvvisa sparizione nel nulla posta in essere da chi vuole chiudere di punto in bianco una relazione senza dare spiegazioni.

Quando si vive una dipendenza relazionale niente è più doloroso del silenzio che si concretizza, il più delle volte, in sparizioni temporanee, destinate a punire la vittima che si è ribellata a “sua maestà” il manipolatore. Quando la sparizione diventa, invece, definitiva e inaspettata può causare danni psicologici anche permanenti in chi la subisce.

Se è vero che gli effetti della manipolazione hanno una facilità e probabilità maggiore di svilupparsi in un rapporto relazionale o di coppia, possono anche scatenarsi in altri ambiti, come quello lavorativo ad esempio o pre-lavorativo – penso ad esempio in occasione di un colloquio di lavoro di una persona magari molto giovane e con poca o nulla esperienza. Quali sono a tuo avviso i segnali di attenzione che si devono e si possono attivare come prevenzione per non rischiare di cadere in una trappola manipolatoria in questo ambito?

Se già è difficile riconoscere i segnali di una manipolazione in atto in contesti relazionali che ci sono noti, ancora più complesso lo è identificarli in ambiti in cui colleghi e superiori non possiamo conoscerli nel profondo o laddove magari abbiamo iniziato a lavorare da poco tempo. Tutto ciò che lascia con un senso di destabilizzazione e disagio nelle relazioni interpersonali rappresenta un importante campanello d’allarme. Un collega che parla troppo, che risponde male, che è sempre aggressivo, che semina zizzania, che mente o accampa scuse, che provoca e che comunica in modo poco chiaro è sicuramente un collega da tenere alla larga.

Un superiore che abusa della propria autorità, che ricatta psicologicamente, che semina ansia e terrore o che ci risponde sempre in maniera ambigua e poco chiara è da tenere sotto attenta osservazione. Ordinariamente il campanello d’allarme più importante è, in ogni contesto, lo stile comunicativo: una comunicazione poco limpida, ambigua, contraddittoria e a tratti indecifrabile rappresenta il primo e più importante campanello d’allarme.

Un altro accento su cui poni l’attenzione, riguarda il messaggio mediatico societario che ci vuole convincere a credere al mantra che recita: “È bello essere tutti uguali”. Ci spieghi perché è una credenza errata e quali meccanismi può attivare?

Trasformare le persone in cloni informi e privi di personalità e di un’anima sta alla base della manipolazione di massa che opera principalmente attraverso i media. Negli anni Settanta e Ottanta provarono a bruciarci le cellule neuronali con le droghe, ma non tutti si drogavano e si potevano portare ancora avanti le proprie idee e i propri principi con una certa forza e vigore.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un vero e proprio scempio che vede come protagoniste intere generazioni schiave dell’immagine, dei muscoli, delle diete e della chirurgia plastica a scapito di valori, interessi costruttivi, cultura ed etica. Dedico un ampio spazio a questo argomento nel mio libro. Penso che se ne parli troppo poco e che l’impecorimento di milioni di giovani in particolare abbia avuto quale precipuo fine quello di distrarre dai tragici problemi che hanno riguardato e riguardano il nostro Paese in mano a ciarlatani corrotti, burattini e burattinai. Il livello culturale e cerebrale medio si è abbassato in maniera inquietante, a prescindere dai titoli accademici e professionali e il culto dell’autocelebrazione e dell’individualismo genera soggetti sempre più narcisisti e concentrati sul nulla.

Nella società in cui viviamo – come abbiamo appena detto – viene alimentata ed esasperata mediaticamente la manipolazione soprattutto per fini commerciali, il tuo lavoro sembra un viaggio molto coraggioso “in direzione ostinata e contraria” per dirla alla maniera di De André. Quanta forza e costanza occorre nonostante tutto a perseguire questa strada?

A parte che hai citato quello che è stato nella vita il mio principale Maestro e Guida, Fabrizio De André. L’ho scoperto maledettamente tardi ma ho interiorizzato tutti i testi delle sue magiche poesie messe in musica e l’ho ascoltato per oltre vent’anni tantissime ore al giorno. Prima di lui Renato Zero. Ero ancora una bambina e i brani di Renato, che era la mia droga di allora, mi hanno permesso di sviluppare un pensiero libero, anticonformista e trasgressivo che mi ha aiutata a sviluppare una personalità forte e fuori dagli schemi.

Se oggi riesco a muovermi “in direzione ostinata e contraria” lo devo in buona parte a due colossi della musica e della poesia italiana. A volte non è assolutamente facile e ingenera spesso sensazioni di tragica impotenza, mi consolo però pensando che se mi fossi fatta catturare nel gregge anch’io non avrei risposto alla mia vera natura che è appunto quella di usare la testa, coltivare una mia individualità e non farmi condizionare da niente e da nessuno.

Mi trovo molto in sintonia e perfettamente d’accordo con quanto racconta Cinzia Mammoliti – che ringrazio di cuore per questa chiacchierata come di consueto piacevole e ricca di contenuti. E visto che – oltre al grande Fabrizio De André – è stato citato anche Renato Zero,  per chiudere  questa intervista, prendo in prestito alcune parole di una sua poetica canzone che riassumono queste riflessioni:
Non è necessario perdersi, in astruse strategie. Tu lo sai può ancora vincere, chi ha il coraggio delle idee.

 


NOTE CONCLUSIVE E INFORMAZIONI SUL LIBRO NON MI FREGHI PIÙ

Nella mia personale esperienza ho imparato a capire che tutto ciò che non conosciamo a fondo o affatto, può indurci ad alimentare parecchie situazioni sgradevoli nelle quali possiamo trovarci quotidianamente.

Il vuoto interiore è un terreno molto fertile per la manipolazione. La nostra mente funziona specularmente come il nostro corpo. Ha bisogno di essere nutrita in modo equilibrato e sano, diversamente può creare scompensi.
Così come si dedica del tempo all’esercizio fisico nell’ottica di migliorare il nostro benessere, è altrettanto importante – se non fondamentale – applicare questo metodo alla psiche, concedendosi il giusto tempo per capire su cosa occorre maggiormente insistere o lavorare di più.

Far caso a tutte le sensazioni che scaturiscono, così come annotarne magari qualche passaggio su cui riflettere è molto utile. E soprattutto, laddove non si riesca a fronteggiare da soli la situazione, vuoi perché si è troppo fragili o provati dalla situazione, se non addirittura troppo coinvolti, chiedere aiuto a chi ha esperienza e autorevolezza in materia, valutando bene la serietà del professionista a cui ci si affida. È molto importante questa fase per evitarsi ulteriori sofferenze e problemi di altro genere.

Nel libro a tal proposito Cinzia Mammoliti rende disponibile anche un utile elenco di domande da porre ad avvocati e altri operatori di giustizia così come psicologi, psichiatri e psicoterapeuti per capirne la professionalità e l’autentica competenza.

Più si conosce un “mostro”, meno riesce a farci paura o perlomeno è possibile riuscire a delinearne i contorni e a imparare come difendersi evitando – appunto – di “farsi fregare”. Ovviamente resta inteso che – a seconda della gravità delle situazioni – un libro può non essere sufficiente, ma sicuramente è un ottimo punto di partenza.

NON MI FREGHI PIÙ è una lettura interessante e funzionale che consiglio. Lo si capisce subito quando ci si riconosce immediatamente in ciò che si legge, nelle parole e nelle sensazioni che ne scaturiscono. È una questione di risonanza che attiva l’ascolto interiore. Ci si sente come “compresi” e non più soli a far fronte ad un disagio.

Non mi freghi più - Cinzia Mammoliti

Ho trovato molto utile, anche la presenza – alla fine di ogni capitolo – di diversi suggerimenti/riferimenti bibliografici, necessari all’approfondimento. NON MI FREGHI PIÙ è in un comodo formato che sta comodamente in borsa.

Il libro NON MI FREGHI PIÙ è stato prodotto autonomamente
e non si trova in vendita nelle librerie.
Si può ordinare attraverso la piattaforma di Amazon
oppure scrivendo a : cecchiniallegra@gmail.com


Come ulteriore opportunità di approfondimento – inoltre – vi consiglio anche la lettura dell’articolo CINZIA MAMMOLITI: LA COMUNICAZIONE COME DIFESA nel quale sono illustrati i contenuti del corso che insegna a contrastare la comunicazione aggressiva.
Vi consiglio di tenerlo d’occhio con periodicità, perché viene replicato – dato il grande interesse e successo di pubblico – in varie città italiane.


CINZIA MAMMOLITI

Criminologa, ritenuta tra i massimi esperti nazionali in materia di manipolazione relazionale e violenza psicologica si occupa di consulenza, ricerca e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza. Socia SIC (Società Italiana Criminologia), docente per il Polo Anticrimine Interforze e la Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno è autrice di numerosi testi in materia tra cui il best seller I serial killer dell’anima, ed.Sonda.

Per mettervi in contatto con lei: www.cinziamammoliti.it

 

 

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