Andrea Vercesi: i Jethro Tull, il nuovo album Idea e la musica sulle rive del Po

Con il nuovo e gradito ospite de Lo Specchio, che vi presento, abbiamo scoperto di avere in comune non solo la passione per la musica e qualche conoscenza e amicizia, ma anche le origini pavesi. Come me, infatti, Andrea Vercesi è nato – seppur qualche anno più tardi – a Broni, in provincia di Pavia. Ci siamo conosciuti durante una delle sue serate “Solo Acustico” all’Enoteca del Monaco di Stradella e Andrea ha accettato di buon grado questa intervista, nella quale parla di se e dei suoi attuali progetti musicali. Conoscetelo attraverso le parole di questa ricca chiacchierata.

Ciao Andrea, benvenuto su Lo Specchio. Ci racconti un po’ di te e di quando hai iniziato a fare musica?

Ciao Annalisa. Innanzitutto grazie mille per questa intervista. Fare musica per me è stata da subito un’esigenza. Credo che il primo strumento musicale, ho iniziato a suonarlo, intorno ai 3 o 4 anni. Avendo un fratello maggiore, più grande di 5 anni, giravano spesso in casa oggetti interessanti per un bambino più piccolo. Ho iniziato con una tastiera giocattolo e da lì non mi sono più fermato. I miei genitori avevano comprato una chitarra classica a mio fratello per i 16 anni ed io, a 11, ne ho voluta una acustica che ho cominciato a strimpellare suonando canzoni su una corda solo eseguendo “ad orecchio” pezzi che sentivo in casa, pezzi ascoltati da mio padre. Lui non è un musicista ma ha sempre ascoltato tantissima musica, soprattutto degli anni ’60, e io spesso, a 5 anni, nel mio “mangiadischi”, mettevo i vinili 45 giri dei Beatles al posto di quelli delle sigle dei cartoni animati!

Tornando al “fare musica” ho studiato pianoforte con un maestro nel mio paese di nascita, Broni, in provincia di Pavia, dai miei 12 ai miei 14 anni. Poi la scelta di mia madre (poco avvezza alla musica) che mi ha fatto interrompere, con la scusa del fatto che sarei stato distratto dai miei studi di futuro Ragioniere. Nel 1992, a quasi 17 anni, ci fu la riscoperta da parte mia dello strumento che poi sarebbe diventato quello principale: la chitarra. Da quel momento è stata una continua ricerca di perfezionarmi, da autodidatta quale sono. Mi pento di non aver voluto studiare la tecnica in modo più approfondito, ma non ne faccio un dramma.

Spesso la tecnica (quella “estrema”) fa diventare tutto molto freddo e distaccato. Forse il mio essere autodidatta e la mia continua ricerca di voler riprodurre con la chitarra ciò che mi piaceva, mi ha fatto crescere dal punto di vista del “trasmettere”. All’epoca non c’era la diffusione di Internet e di YouTube e non era così facile avere informazioni sui pezzi da suonare. Ricordo i pomeriggi al ritorno dalla scuola con la mia chitarra elettrica impegnato a “tirare giù” le parti di Jimmy Page dei Led Zeppelin. Il tutto senza farmi sentire da mia Madre in cucina che lavava i piatti. Ebbene sì: facevo finta di studiare ma in realtà suonavo! Ma ragioniere lo sono diventato lo stesso! La chitarra acustica però mi ha sempre attirato particolarmente ed ora è parte integrante della mia attività musicale. In fondo devo ringraziare mio fratello, che ha voluto farsi comprare la chitarra…anche se non ha mai voluto impararla seriamente! Io ci ho provato e qualcosa ho combinato!

Sei un grande fan dei Jethro Tull. Nel 2008 hai accompagnato Ian Anderson – voce e leader dello storico gruppo rock progressive – durante la convention italiana “iTullians”. Come è stato quell’incontro?

Il mio amore per i Jethro Tull è nato in modo tardivo rispetto alla mia educazione musicale iniziata principalmente da piccolo con i pezzi degli anni ’60 ascoltati da mio Padre e poi è scoppiata con la scoperta dei Led Zeppelin nel 1992. I Jethro li ho scoperti nel 1997 per caso. Un mio compagno di Università – studi che non ho terminato per mia scelta…Giurisprudenza…- portandomi a casa in macchina, mi fece ascoltare una cassetta nell’autoradio. Quando partì A Song For Jeffrey fui letteralmente folgorato. Nel 2005 quasi per scherzo cominciai a registrare un paio di album autoprodotti tributo ai Jethro Tull che grazie alla diffusione su internet ebbero un discreto successo, soprattutto all’estero. Proprio grazie alla diffusione di questi miei lavori di tributo ai Jethro, nel 2006, mi ritrovai nella formazione dei Beggar’s Farm (tributo ufficiale Italiano ai Jethro Tull) come chitarrista acustico, mandolinista e corista. L’apice della mia esperienza con i Beggar’s, è stato nel 2008, quando mi ritrovai sul palco insieme a Ian Anderson per suonare insieme ai miei soci il pezzo Weathercock (tratto dall’album Hevay Horses del 1978, album che, per quell’occasione, suonammo interamente dalla prima all’ultima nota dato che ricorreva il 40esimo). Per me è stato un sogno che si stava avverando, ma dopo 2 anni intensi di concerti con ospiti anche di altri ex-membri dei Jethro. L’incontro con Anderson è stato speciale. Nelle prove andò tutto liscio anche se tutti gli occhi erano addosso a me, dal momento che all’inizio nel pezzo in sostanza c’è la voce e c’è il mandolino. La mia precisione doveva essere estrema. Lui trasmette professionalità da tutti i pori e tutto deve andare per il verso giusto. Fui promosso. Suonare poi alla sera della Convention iTullians ad Alessandria fu veramente grande. Uno spettacolo indimenticabile. Sul palco con lui mi sono sentito a mio agio, dopo un po’ di tensione iniziale. E’ burbero ma trasmette la soddisfazione e l’approvazione a chi sale sul palco con lui. E’ un modo per farsi rispettare e per rispettare gli altri. Ovviamente se tutto fila liscio…e così è stato. Non lo dimenticherò mai.

Clive Bunker, Jonathan Noyce ed Andrew Giddings (tutti e tre ex membri dei Jethro Tull) sono tra gli ospiti del tuo secondo album del 2009 Mad Fallen Leaf, assieme a Gary Pickford-Hopkins – vocalist dei Wild Tukey e Rick Wakeman degli Yes. Possiamo dire che uno dei tuoi sogni a livello di importanti collaborazioni artistiche, si è magicamente avverato. Da quali altri nomi ti piacerebbe essere affiancato?

Beh…potrebbe sembrare scontato, ma molti hanno associato la mia musica a quella dei Jethro Tull. Per certi versi alcuni pezzi possono sembrare un filo conduttore tra quello che ha scritto in modo sublime Anderson dal 1967 (restando inimitabile ed ineguagliabile a mio modesto parere) ad oggi ed a quello che molto umilmente, ed in parte, ho scritto io. Dunque perché non dovrei sognare un giorno di poter scrivere qualcosa a cui lo stesso Anderson possa partecipare? Osare…a volte serve…e poi chissà!

Oltre all’album Mad Fallen Leaf, hai realizzato nel 2007 Surrounded By Music e Blue nel 2015, tutti e tre autoprodotti e in lingua inglese. Da pochissimo, è arrivato Idea, realizzato grazie al Crowdfunding (raccolta fondi) su Musicraiser. Ci sveli qualche particolarità o aneddoto che ti senti di raccontare, relativo allo svolgimento di questa operazione?

La campagna di crowdfunding è stata entusiasmante ma anche molto impegnativa…a tratti stressante (devo ringraziare di cuore la mia ragazza, Alice, per avermi sopportato). Ho cercato di evitare di tediare i miei possibili Raisers, ma è difficile ottenere risultati senza spingere. Io ho spinto ed ho centrato l’obbiettivo anche grazie ad alcuni miei importanti sostenitori tra cui il più importante senza ombra di dubbio è l’amico Maurizio Giberna. Molti mi scrivono per comunicarmi la loro soddisfazione, per aver partecipato attivamente al progetto. Ringrazio tutti di cuore per quello che ognuno si è sentito di fare. Fino a quando esisteranno possibilità come questa, esisterà la possibilità per i musicisti come me, che hanno anche un lavoro per mantenersi, di autoprodursi grazie a questa spinta in più. Credo che Musicraiser stia facendo un lavoro inestimabile per l’autoproduzione musicale.

Di cosa narrano i brani di questo album di inediti in italiano e da cosa è nata la necessità di una “svolta linguistica” rispetto ai precedenti lavori?

I brani di Idea nascono da alcune (ma pensa un po’) idee diverse fra loro. Passiamo da qualche brano autobiografico ad alcuni pezzi scritti addirittura una decina di anni fa, fino ad arrivare ad Isola Felice l’unico brano del cd in cui ho elaborato un testo che non nasce da me, ma da una mia amica: Elisa Faravelli che mi segue musicalmente con passione e che una sera mi passò un vero e proprio manoscritto che mi ispirò talmente tanto, fino al punto che dovetti necessariamente scrivere una canzone. Fare un cd in Italiano non è stata una vera e propria necessità e non credo che sia una svolta definitiva. Anzi…sto già pensando ad un nuovo disco in inglese! A parte gli scherzi… ero stufo (si fa per dire!) di sentire molti che mi dicevano: “Perchè non fai un disco in italiano?” oppure “Sei Italiano…perché non canti nella tua lingua madre?”. Ecco…molte persone che hanno ascoltato Idea sentono i testi in italiano ma anche un approccio anglosassone. Non ci posso fare niente. Può darsi che in una vita precedente fossi inglese…o scozzese!

Quali sono i tuoi artisti di riferimento stranieri, oltre ovviamente ai Jethro Tull e quali del panorama italiano?

Fra gli stranieri i Led Zeppelin ma anche un artista “recente” che è James Blunt. La lista sarebbe lunghissima comunque. Tra gli italiani sicuramente ho ascoltato tantissimo De André da piccolo…mi è rimasto dentro. Fra gli artisti italiani recenti, non mi sento di segnalare nessuno.

Andrea Vercesi, oltre ad essere un cantautore, cosa fa nella vita e quali sono le sue passioni extra musicali?
Nella vita lavoro in una ditta a conduzione famigliare (non la mia famiglia…purtroppo!) che si occupa di legno per imprese e falegnami. Se mi chiedi esattamente cosa faccio, per me è dura risponderti. Sono un Amministrativo ma mi occupo di tante cose…da 17 anni anni. Tra le mie passioni extra musicali, ci sono sicuramente le due ruote: le moto. Mi sono state negate dai miei 16 anni, per colpa dei miei genitori contrari alle moto ed a quasi trentanni sono riuscito a soddisfare il mio bisogno di due ruote (che per un periodo ho abbandonato) e che ho ritrovato recentemente passati i 40 anni.

Dal 2015 hai iniziato a portare la tua musica nei locali, in formazione singola, o meglio, in “Solo Acustico” voce e chitarra. Sei stato tra gli ospiti del Maestro Carlo Montana presso il suo Atelier/abitazione L’Altromondo di Zibido San Giacomo e hai suonato, recentemente, a bordo della casa galleggiante di Antonio Sardano sotto il Ponte della Becca tra Linarolo e Mezzanino in provincia di Pavia. Tornerai ad esibirti nuovamente sul fiume sabato 8 luglio. Raccontaci come si svolgerà l’evento e cosa è necessario fare per partecipare.

Il mio “SoloAcustico” sta raggiungendo i 60 appuntamenti in contesti eterogenei con un repertorio vastissimo (prettamente inglese…ma c’è anche qualcosa di italiano, oltre ai miei pezzi). Le due esperienze che hai citato sono state memorabili per me. Vuoi per le location, vuoi per le persone che sono Carlo ed Antonio e vuoi anche per la risposta del pubblico. L’8 Luglio porterò la grande musica dei Jethro Tull sul fiume nello splendido, magico ed unico contesto della casa galleggiante di Antonio Sardano in occasione di un evento privato imperdibile per gli amanti della musica di Anderson & Co. Il ritrovo è alle ore 19 per un aperitivo (ognuno porta qualcosa) e dalle 20 circa inizia il concerto. La differenza la fa davvero il posto perchè, da Antonio, ogni occasione diventa magica. La sua casa galleggiante sul fiume traspira musica. Sarà esaltante per me suonare la musica dei Jethro in questo contesto. Ho già pensato ad una lunga scaletta molto intensa e mirata ai veri intenditori, che spero potranno godere dei miei sforzi.

Per i partecipanti sarà come ritrovarsi a casa di un vecchio amico, per poter ascoltare un concerto con la giusta attenzione ai dettagli, mentre resti affascinato dall’atmosfera che si crea intorno a te con il tramonto sul fiume dietro al Ponte Della Becca e successivamente con le luci nella notte.

Hai altri appuntamenti che vuoi segnalare?
Il “SoloAcustico” continua inarrestabile e potete seguirmi sulla mia pagina pubblica su Facebook.

L’ultima domanda per salutarci, è diventata ormai in queste interviste, una consuetudine-rito di buon auspicio per gli artisti ospiti di questo blog music-zine. Ha a che fare con il nome: Lo Specchio. A te cosa fa pensare?

Mi fa pensare a quell’oggetto senza il quale non potrei vivere. Spesso devo potermi scrutare negli occhi e capire le mie debolezze per poi evitare di nasconderle ma anzi renderle parti integranti di me.

Trasparenza….è il mio motto di vita e di musica.

Ringrazio Andrea per la sua disponibilità e cortesia e vi ricordo che il prossimo appuntamento per poterlo ascoltare è fissato per il prossimo 8 luglio 2017. Evento privato, h.20 c/o Becca Live Music casa galleggiante di Antonio Sardano – Ponte della Becca, Linarolo (Pv). Per informazioni e prenotazioni: antonioticino2@gmail.com cell.: 3688030734

Riferimenti web e Photocourtesy:
Andrea Vercesi pagina facebook

 

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